Domenica, 05 Set 2010
 
 
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Sanità Brindisi : “Una partita aperta” PDF Stampa E-mail

Nel mentre  L’Assessore Fiore nella Commissione sanità del 20 luglio u.s. ci ha informato che il Piano di Rientro richiesto dal Governo è ancora in fase di redazione e che solo fra qualche giorno potremo avere una ipotesi  definita al 90 – 95 %, il collega Matarrelli ci informa di un intervento sui redattori del Piano teso ad eliminare quei  17 posti letto della Chirurgia del “De Lellis” di Mesagne presente nell’ultima bozza licenziata.

Si è dimenticato di parlare della psichiatria di Ceglie,  della chirurgia di Fasano,  del materno – infantile di Ostuni,  della lungodegenza di Cisternino,  della mission prevista dal PAL per il “Di Summa”  per non parlare dell’avvio immediato della nuova organizzazione distrettuale della medicina territoriale.

La partita che si è aperta è delicata e complessa e va avanti sin dal 1998 quando venne definita la spesa storica su cui poggiò il trasferimento di risorse finanziarie per la sanità dallo Stato alle Regioni.

Del resto lo stesso Piano Fitto rispondeva alle esigenze di rientro dell’allora Governo nazionale.

Non capisco la valorizzazione degli standard di economia raggiunti dalle ASL  atteso che tutte producono da anni disavanzo economico strutturale; ma non poteva essere diversamente visto che da 12 anni ormai il Sistema sanitario pugliese è sotto finanziato.

La sfida di oggi (tutta ancora da giocare) è come una congiuntura sfavorevole (i tagli imposti) si passa ad un restiling, ad una messa insicurezza del sistema.

Gli accorpamenti di cui si parla devono garantire prestazioni chirurgiche H.24, devono introdurre il passaggio per il personale medico dalla pronta reperibilità alla guardia attiva, devono superare la logica dei doppioni di reparto ed individuare nosocomi filtro per gli ospedali di eccellenza, devono gestire la mission degli ospedali in odore di riconversione.

Insomma un’ offerta più consona alle esigenze dell’utenza.

La materia è calda ed i mal di pancia sono tanti, e non mi pare ancora che vi sia compattezza nella maggioranza di centro sinistra compreso SEL.

Sulla chirurgia del “De Lellis”  spero che questa improvvida uscita del collega non sortisca risultati opposti  ai desiderati.

Bari, lì 21 luglio 2010 

 
Lettera aperta indirizzata a Fiore, Gentile e Rollo PDF Stampa E-mail

“Il clima che si sta vivendo sul territorio intorno ai temi dei tagli alla sanità sta creando non pochi problemi; insicurezza, preoccupazioni, persino paure. Questa preoccupazione coinvolge sicuramente i fruitori delle prestazioni, certamente gli operatori del sistema sanitario pubblico per le indiscrezioni sui tagli, gli accorpamenti, le trasformazioni di cui si parla; preoccupazione che diventa allarme per tutti quegli operatori che, in condizioni strutturali di precarietà, supporta, attraverso il sistema della cooperazione, la condizione di diversa abilità.

Ha destato scalpore e legittima riprovazione da parte dei Presidenti di Regione, la proposta di elevare dal 74% all’85% la condizione invalidante necessaria per percepire l’assegno di invalidità; ne rimarrebbero fuori la sindrome di Down ed alcuni casi di trapianto di organo.

Una macelleria sociale, si è giustamente detto.

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"BASTA CON LE PAROLE TICKET SUI FARMACI PER CHI PUO' PAGARE"" PDF Stampa E-mail
 L’intervista.  Giuseppe Romano (PD)

 “Una maggioranza e un Governo riformisti devono essere capaci di scelte chiare.  Dobbiamo dire chiaramente che non si può garantire tutto a tutti a cominciare dalla Sanità, dove i conti sono in grave sofferenza”: Giuseppe Romano, consigliere regionale rieletto con il PD in provincia di Brindisi, già componente della Commissione Sanità, preannuncia quale sarà il tono del suo intervento nella seduta del Consiglio regionale del 18 giugno, quando si svolgerà il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Vendola.

 Romano, che cosa significa concretamente che la Regione non può garantire tutto a tutti?

“Significa che chi può deve partecipare. Dobbiamo garantire tutto a chi ha bisogno, gli altri devono farsi carico dei problemi che esistono, a cominciare dai conti della sanità”.

 Per tornare alla Puglia, pare di capire che lei non sarebbe contrario a reintrodurre il ticket sulle ricette farmaceutiche che fu abolito dalla Giunta Vendola nel 2005.

“Non penso sia insopportabile il pagamento di un ticket di 2 euro da parte di chi ha un reddito adeguato. Sono convinto che lo è per chi ha poco o nulla. Senza interventi non si esce dalla crisi. Solo così si riduce davvero la macelleria sociale. Anche le critiche che stanno emergendo verso la razionalizzazione della rete dei consultori non mi trova d’accordo. Ecco perché qualche settimana fa ho ipotizzato la necessità di commissariare le ASL con funzionari prefettizi per sottrarre la gestione alla politica”.

L’Assessore Fiore si è detto contrario ai commissari prefettizi.

“Anch’io nel 2005 ero contrario alla nomina compiuta da Vendola di funzionari prefettizi alla guida degli Iacp. Poi ho preso atto che grazie a quella scelta gli Iacp sono stati risanati. Con la nomina di commissari nelle Asl potremmo ottenere lo stesso risultato. E le opposizioni potrebbero condividere tale percorso”.

In quali altri settori bisogna intervenire?

“Nel servizio idrico. Dopo che abbiamo acclarato che l’acqua è un bene pubblico, dobbiamo dire qualcosa di più sulla gestione. Pongo un problema: l’amministratore di Aqp, Ivo Monteforte, ha ridato ordine ai conti. Siamo sicuri che quel risultato sarebbe stato possibile se Aqp non fosse stata una Spa e l’amministratore avesse avuto a che fare con un Ente pubblico? Ripublicizzazione va bene, ma i costi eventuali chi li deve sopportare? Altro tema: i fondi europei utilizzati negli anni scorsi hanno fatto crescere l’occupazione giovanile di appena l’1%. Dobbiamo accontentarci o discutere?” 

Sanità, sevizi idrici, fondi comunitari: sono temi utilizzati dalle opposizioni per criticare Vendola. Lei sta prendendo le distanze dalla maggioranza?

“Ho chiesto voti per Vendola Presidente e non ho intenzione di tradire questa linea. Sarò leale, ma farò valere il mio punto di vista nella elaborazione delle leggi. Questa posizione non è solo mia. Esiste ormai in Consiglio regionale un intergruppo non formalizzato che vuol far sentire la sua voce. Con il mio partito, il PD, il rapporto sarà esasperatamente critico sino a quando non si farà strada tra i democratici la voglia di affrontare davvero la sfida riformista”. 

Lei era stato indicato come possibile capogruppo del PD. Le critiche che ora muove sono conseguenza del fatto che il gruppo ha scelto in modo diverso?

“ No, ho fatto un passo indietro per motivi personali. Non è vero però che ho fatto un passo indietro per aiutare il rinnovamento, come ha sostenuto il segretario regionale Blasi. Se si trattava di aiutare il rinnovamento altri avrebbero dovuto fare passi indietro”.

7 GIUGNO 2010

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